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Commenti 1) 13.7.2008 - Inserito da grazia.solazzo Paura, timore, sicurezza, possesso, potere ... i termini che oramai aleggiano radicati nelle ns menti. La chiusura, l'ottusità anche laddove i libri e l'acculturamento è di casa, prendono piede. Nonostante siamo il paese più "cristiano" temiamo i ns fratelli e quando li accogliamo, solitamente è la ns mano caritatevole e superiore che agisce, facendoci sentire tanto buoni a natale. L'idea della differenza mai è intesa come arricchimento. Persino io che tanto mi ritengo libera, aperta vs il prossimo vengo presa da paura se come compagno di viaggio ho un altro essere vivente mal vestito e maleodorante. Siamo educati così, tristemente e limitatamente educati così. Mi vergogno abbastanza di ciò.Dove mai sarà la soluzione? 2) 13.7.2008 - Inserito da mplaforgia "Non si possono paragonare i Rom alla storia degli Ebrei. Certo che no." Ma gli stranieri, in genere, direi proprio di si. Ricordo che tanto tempo fa, era l'agosto del 1991, a Bari giunse la nave Vlora. Veniva da Durazzo con 13.000 albanesi a bordo. Ricordo che venimmo immediatamente allertati per poterne ospitare quanti più possibile al Centro Caritas. Ricordo tanti volti, le lezioni che iniziai a prendere da Giacomo sulla grammatica e quanta passione ci mettesse nel tentare di migliorarmi la pronuncia in Albanese. Sono trascorsi tanti anni, ormai. Da un paio di mesi frequento una ragazza arrivata qualche anno dopo. Ricordo che una sera, al ristorante, mentre parlavamo ho notato che Lei beve il caffè amaro mentre io molto dolce. La differenza sta solo in questo: essere nati al di qua o al di là dell'Adriatico. Mentre incalzavo con le domande (è un mio grave difetto) mi ha semplicemente risposto che da bambina non ha mai saputo che sapore avesse lo zucchero. Nella Sua piccola città di 10.000 abitanti lo zucchero non esisteva. Ricordo il Suo sguardo mentre mi parlava, prima di stringermi forte, e rivedo quei tanti volti ormai dimenticati. Ricordo di non aver saputo dare una risposta a queste Sue parole, anche perchè, per fortuna, non si trattava di uno sfogo, ma della semplice realtà. Lei, nonostante le privazioni, continua a sorridere mentre sorseggia un caffè amaro (ormai, allungato con un pò di miele, da quando mi frequenta) ma, le impronte ai bambini forse sono un pò troppo. Ricordo che, spesso, nel mio passato, mi sono sentito indignato e, a volte, impotente per quanto accade. E dire che, per l'esame di perfezionamento in Criminologia, ho addirittura preparato una tesina sul sistema dattiloscopico e le impronte digitali. Hai proprio ragione, caro Guglielmo, a dire che non ci sono parole.. bisogna davvero prenderle in prestito. 3) 14.7.2008 - Inserito da maxcottino Permettetemi di dissentire su ciò che dice la Schiavulli nel suo p.s. Questa volta non sono daccordo sul pensiero del Diario dello sciame. Credo che si stia calcando un pò troppo la mano sulla questione rom e sul clivage che ne deriva nella società italiana a proposito di tale argomento. Credo che si stia fuorviando dalla vera necessità. Si finisce su binari come quelli che portavano ai famosi "Arbeit macht frei". No, credo che le nostre riflessioni siano troppo facilmente schierate e schierabili.A volte la poesia delle parole, la forza delle parole, del pensiero, non riesce a mietere valori e prassi più civili. Per questo credo che oggi non si stia andando sulla strada del "marchiare", sulla strada del ghettizzare, ma solo su una maggiore sicurezza. Spesso mi interrogò, può generalizzarsi tutto? alcuni casi particolari rendono dilagante il fenomeno in ciascun rom, ma non è forse un continuo attribuire un identità, seppure effimera a volte, quella che la società dell'informazione esercita su di noi? user id e password...per entrare, per accedere a qualcosa, a qulche servizio, user id, perchè? perchè devi identificarmi? ecco seppure con connotati diversi credo che oggi siamo sulla stessa strada se parliamo di impronte digitali. Non si sta marchiando a fuoco, nessuna cicatrice. La serenità, quella che non possiedono più le numerose famiglie cui sono state stuprate le loro figie, uccise, violentate. Loro forse non hanno delle cicatrici ben più profonde? perchè non parliamo anche del dolore che dimora in loro? perchè ci allontaniamo dalla loro sofferenza? Non riesco, pur non essendo assolutamente leghista, alcno scandalo fare una azione di identificazione in chi viene nel Nostro Paese, il cui mio benvenuto è sincero e forte,sempre. Non amo la speculazione delle parole e sulle belle parole, amo invece, il convivere civile, senza vite spezzate, come diceva il cantante Tricario, "Voglio una vita tranquilla", senza discriminazioni, senza violenza, senza fermarci a contorcerci su discorsi retorici, mentre in un angolo della nostra città una donna è brutalmente violentata, derubata, scippata. Spesso occorre adottare il punto di vista di chi ha subito una sofferenza per poter capire che a volte la politica è il sacrifico di pochi per il bene di molti. Ringrazio la Schivulli, il dott. MINERVINI per lo stimolo ad un confronto sereno libero. Massimiliano 4) 14.7.2008 - Inserito da guglielmo.minervini Caro Massimiliano, il punto inquietante della misura del governo sulla schedatura dei bambini rom, quello sul quale si è appuntata la censura del parlamento europeo, non è l'idea di raccogliere informazioni sull'identità dei singoli per scopi di sicurezza sociale. No, non è questo che offende ma l'emersione di una esplicita logica della razza. Si raccolgono le impronte dei bambini rom, cioè per etnia, per razza. La persona non risponde per quello che fa ma per il sangue che ha. Ha ragione, dunque, Barbara. Le regressioni più indicibili dell'umanità sono cominciate così: rimpiazzando al valore della persona il dominio di una categoria astratta. Così la violenza può cominciare a colpire, perchè si è giustificata, cioè resa giusta davanti ai propri occhi. Non prendo le impronte di quel bambino ma di un rom. La tua coscienza fa meno fatica. Le grandi catastrofi degenerano sempre grazie a piccoli spostamenti quotidiani, impercettibili scivolamenti che dalle parole portano ai gesti. Pensarci è d'obbligo. Reagire necessario. Guglielmo 5) 15.7.2008 - Inserito da mike.dicarlo E' innegabile, la norma che inpone l'assunzione delle impronte digitali ai bambini "rom" ricorda il decreto di polizia relativo al marchio di identificazione degli ebrei del 1° settembre 1941. Come ricorda "Famiglia cristiana" è un'indecenza. Non si può e non si deve tacere! Per non essere complici o, più semplicemente, conniventi. Per non fingere di non capire, sentire, vedere. Per non sentirsi colpevoli davanti alla propria coscienza e indifferenti di fronte ai processi storici in atto. Autorizzare, richiedere, pretendere qualsiasi segno distintivo, in riferimento all'etnia, alla cultura, alla religione è immorale. In ogni caso, significa ledere la dignità umana. Per un cristiano è peccato, per un laico mancanza di senso civico. Michele Eugenio Di Carlo 6) 16.7.2008 - Inserito da mariobosco2004 Mi sembra opportuno, da moderato di sinistra, impostare la discussione in maniera diversa. Ovviamente parlo di tutti gli stranieri, e forse di molti italiani, di cui non si ha una identità certa indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle, dal sesso, etc. Mi pongo il problema dei diritti e dei doveri: salute, scuola, libertà, protezione, etc. ma anche pagamento delle imposte, rispetto dei codici, della proprietà altrui, della libertà altrui etc. Come garantire e richiedere tutto questo, che è la base della cittadinanza europea ed italiana, a persone che per loro scelta o tradizione rifiutano l'identificazione certa? Ricordiamoci che ogni medaglia ha il suo rovescio: noi "civili" abbiamo da un pezzo rinunciato alla nostra privacy per la carta di credito, per il cellulare, per la carta di identità, per l'infinità di vantaggi che il nostro quieto ed opulento vivere ci offre. Potremmo fregarcene e lasciare che questi novelli Mattia Pascal conducano la loro vita come gli piace ma purtroppo questo non è possibile e non per paura di essere derubati o stuprati, subiamo ogni giorno queste angherie da privati ed istituzioni di pura razza italiana! La verità è che come per Mattia Pascal: "Non può acquistare nulla, non può denunciare un furto se derubato e tanto meno può contrarre matrimonio. Non può fare nessuna di quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Capisce l’impossibilità di vivere fuori dalle leggi e dalle convenzioni che gli uomini si sono dati. La sua libertà è solo un’illusione" Poniamoci allora il problema contrario. Io non so se le impronte digitali sono la soluzione ma per piacere cerchiamone una perchè temo più per loro che per me. Certo probabilmente i razzisti di casa nostra stanno tentando di far passare il loro razzismo attraverso l'offerta di diritti, ma dobbiamo essere semplici come le colombe ed astuti come i serpenti. Ben vengano i diritti (ed i doveri), discutiamo sulle modalità, smussiamo gli angoli, abbassiamo i toni e, da moderati-esperti quali dobbiamo essere, cerchiamo di ottenere vantaggi per tutti rinunciando tutti a qualcosa. Se continuiamo a dire no a tutto, anche se abbiamo ragione, non solo non costruiremo niente, ma .... perderemo le elezioni!!!! 7) 20.7.2008 - Inserito da s.centonze Volendo sdrammatizzare, nella canicola di una notte di mezza estate, chissà se ora si cercheranno anche le impronte sui "CD" ROM.. Visto che in futuro i pericoli maggiori verranno in ambito informatico. PC, smartphone e cellulari saranno sempre più dotati di sensori per il riconoscimento biometrico delle impronte digitali, consentendo di bloccare e sbloccare il dispositivo attraverso il riconoscimento della propria impronta, impedendo gli accessi non autorizzati. Eppure anche in questo caso, avvertirei una sensazione sgradevole, come se dovessi rieffettuare la visita di leva ad ogni accesso del mio Pc. Anche in questo caso, a mio avviso, si può sempre trovare una soluzione migliore, meno invasiva e più suggestiva: la scansione dell’iride, già in un prossimo futuro sul mercato dei terminali mobili. Mi scuso se sono andato fuori tema, ma è il caldo. Scrivi Il blogcommento sarà pubblicato dopo la valutazione della redazione (solo per gli iscritti alla newsletter del sito www.guglielmominervini.it). Invia ad un amico (*) campi obbligatori |
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