| domenica 9 agosto 2009 | |
| Attiviamo la partecipazione | |
In queste ultime settimane con un gruppo di persone e soprattutto di giovani abbiamo provato a immaginare i giorni, le ore che ci avvicinano all'appuntamento delle primarie. Quali processi avviare per partecipare le idee, far partecipare le persone, quale comunicazione usare, quali occasioni di incontro e confronto vivere per fare un congresso che liberi il futuro. Un congresso in cui ci siamo tutti.
Penso questo: siamo chiamati ad interpretare e sperimentare sin da questa campagna per le primarie il senso di rinnovamento della politica che vogliamo veder realizzata dal partito democratico. Cosa saremo dipenderà molto dai per percorsi che faremo tutti per arrivarci.
Credo sia questo il momento opportuno per non accontentarsi di vivere come comparse di una storia.
Mi piace immaginare questo tempo come l’inizio di un’altra storia.
Non mi va di replicare, mi va di innovare. A partire da questa campagna.
Siamo partiti da idee concrete. Abbiamo cominciato la stesura di un Manifesto per la Puglia, in cui ci sono delle idee con lo scopo dichiarato che diventino oggetto del confronto dei prossimi giorni per far nascere una visione condivisa del partito democratico che vogliamo essere. Della Puglia che vogliamo.
Accanto a quelle parole potremmo aggiungerne ancora molte altre. È un testo aperto da arricchire con il contributo di tutti coloro che vogliono provare a raccontare il futuro che sta nascendo nella nostra regione.
La differenza non si declama si fa.
Al centro della mia candidatura alla segreteria regionale del Partito democratico c’è la Puglia. Quella della società pugliese vitale, fertile, dinamica. Una società in grado di esercitare la propria autonomia. Per questo immagino un percorso congressuale delle persone, in cui tutti siamo protagonisti e nessuno è spettatore.
Vi aspetto domani alle 18 alla sede del Corsivo a Bari (via Bersaglieri, 3). Il diario che insieme scriveremo nelle prossime settimane, sarà ancora più bello di quello che insieme abbiamo già scritto in questi anni.
Non mancate. Ci sarò e vi aspetto. Tutti, ad uno ad uno.
Guglielmo
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| mercoledi 8 luglio 2009 | |
| Ricucire in fretta il senso di una straordinaria avventura | |
Mi chiedete di decodificare gli eventi di questi giorni.
Mica facile.
Molti fili si sono aggrovigliati tra loro.
Il filo della vicenda giudiziaria, al quale Vendola ha voluto corrispondere con una determinazione forte e inequivoca. Il filo del rafforzamento dell’azione del governo regionale, con l’obiettivo di imprimere un’ulteriore accelerazione finale. Il filo delle nuove alleanze per allargare la coalizione nella prospettiva del prossimo mandato.
La rapidità degli eventi ha imposto di consumare in pochi giorni ciò che richiede molte settimane, forse mesi.
E quando si accelera troppo, si corre il rischio di strappare qualcosa. E qualche volta gli strappi sono necessari per imprimere una svolta. Necessari e dolorosi. Ma ora è il tempo di ricucire. Dobbiamo ricucire altrettanto in fretta il senso di una straordinaria avventura comune attraverso la quale la Puglia ha cominciato a gustare un cambiamento possibile.
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| mercoledi 24 giugno 2009 | |
| Elezioni passate. E ora? | |
Carissimi,
l'esito delle ultime elezioni europee ed amministrative sta suscitando diverse reazioni contrastanti. Vorrei però prima di tutto partire dall'analisi a firma di Angelo Bertani, direttore di Adista.
"Non piangere e non ridere, direbbe Spinoza. Piuttosto occorre capire. E ci sono tante cose da capire, anche se molte erano prevedibili. Converrà capire, ad esempio, quali cause ha avuto e quali effetti potrà avere il mancato exploit del Pdl alle Europee. È vero che l'immagine del presidente del Consiglio appare più debole ed equivoca? Quale importanza hanno avuto (e non solo in Sicilia) le divisioni interne al Pdl? E quelle nel Pd? È vero che la vittoria della destra nelle amministrative è merito soprattutto della Lega? E perché? Quale ruolo hanno avuto nel risultato complessivo le polemiche interne al centrodestra e quelle interne al centrosinistra?
Converrà poi esaminare il ruolo svolto dai grandi media, tanto più efficace quanto più si è affievolita la comunicazione diretta e fiduciaria tra i partiti e la loro base (non solo degli elettori, ma persino degli iscritti); e studiare l'uso che i mass media hanno fatto dei sondaggi e di alcuni temi di grande impatto emotivo, a cominciare da immigrazione e sicurezza (per non scendere ai gossip). Insomma c'è molto da pensare e da fare per capire quel che sta avvenendo e per ristabilire un rapporto di dialogo e di fiducia tra la politica e la società civile.
Ma proprio qui si svela il problema centrale: chi può e deve pensare, capire, fare? La risposta dovrebbe essere: i partiti. Ma la realtà è che i partiti sono liquidi almeno quanto la società. Fatta eccezione per la Lega, essi sono assai più un'apparenza che una realtà. O meglio, sono un'apparenza che spesso nasconde una realtà diversa e non propriamente politica: arrivismo, clientele, affari, sete di potere... Il problema vero non è una novità ma emerge nettamente anche da queste elezioni è che occorre ricostruire i partiti, anzi re-inventarne una forma adatta all'attuale contesto sociale, economico e culturale. L'alternativa non è tra partiti pesanti o partiti leggeri, cioè più o meno strutturati, invadenti e costosi. Servono invece partiti democratici, partecipati, gratuiti, trasparenti, guidati da regole condivise, animati da grandi ideali, frequentati e guidati da gente per bene, radicati sul territorio e nella società, capaci di una grande passione e di una grande cultura. Come non ricordare il clima civile di venticinque anni fa, alla morte di Enrico Berlinguer?
Diceva Tocqueville che i veri Grandi Partiti si rifanno più ai principi che alle conseguenze, più alle idee che agli uomini, più al generale che al particolare. Hanno tratti più nobili, passioni più generose, convinzioni più salde e procedimenti più franchi e arditi. Solo dei veri partiti saranno in grado di ristabilire dialogo e fiducia tra la politica e la vita sociale.
E tra partiti impegnati a far crescere la partecipazione dei cittadini alla vita della città e a rappresentarli nella amministrazione della cosa pubblica sarà anche più facile trovare l'accordo su programmi precisi, pur rispettando i diversi progetti ideali e la scala dei valori di ciascuno. A modo loro i risultati elettorali costituiscono un forte invito affinchè tutta l'area di centrosinistra sappia trovare uno stile, un linguaggio ed un programma essenziale che possano essere largamente condivisi (senza demonizzare chi ritenesse di mantenere una posizione di principio senza mediazioni). Ma perché ciò possa avvenire è necessario un profondo cambiamento di pelle, di cultura e di uomini dentro ad ogni partito, gruppo, aggregazione. Un simile cambiamento chiede un supplemento di generosità e di coraggio, un cambio di mentalità e di immagine perché oggi la gran maggioranza dei cittadini pensa, non senza ragioni, che al vertice dei partiti si siano arroccati gruppi di persone mediocri con lo scopo di ottenere prestigio, carriera e guadagni, disposte a tutto pur di non lasciar emergere altri concorrenti".
Bertani non si ferma a delle considerazioni. Lancia anche alcune provocazioni e indica delle prospettive. Che ne dite iniziamo a parlarne anche sul blog?
a presto Guglielmo
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| mercoledi 10 giugno 2009 | |
| La forza di una visione. Il carisma di un visionario | |

Cari amici,
è tempo di osare. Magari prima con i pensieri e con l’immaginazione, poi con l’azione. Vedo il PD, il centrosinistra ammaccato ma vivo. Ancora senza forma e senza contenuti ma in piedi. Ancora senza slancio e senza vitalità ma presente. E questo è un dato. Cosa manca a tutti, a noi, al Paese? Una visione. Una visione che abbia la profondità del progetto, il respiro della prospettiva. Che abbia l’anima della politica. Un’idea di società e di futuro che spinga l’Italia fuori dalla crisi non dalla porta della regressione ma da quella dell’innovazione. Una nuova idea dell’economia, una nuova idea della convivenza, una nuova idea del mondo. Una nuova idea del valore delle persone, dei giovani in particolare. Insomma una politica attiva verso il mondo inedito che sta nascendo da questa crisi. Ci manca la forza di questa visione. E il carisma di un visionario. Un Obama che lanci cuore e ragione oltre l’esistente.
Forse non ce ne siamo accorti ma in Puglia stiamo vivendo questa “diversità”. La nostra regione è laboratorio di futuro: green economy e cultura dell’accoglienza, bollenti spiriti e integrazione mediterranea sono gli ingredienti di un’altra idea della politica e della società rispetto a quella che la destra sta inoculando a dosi massicce nel sangue e nell’anima degli italiani. Il laboratorio Puglia ha un visionario, Niki. Forse l’unica regione che sta vivendo un’esperienza di governo col respiro lungo di un pensiero politico. Penso che Niki, dopo la positiva esperienza che ha fatto con il suo nuovo soggetto, abbia dinanzi una straordinaria opportunità. E noi con lui. Quella di parlare, qui dalla Puglia, qui dal mezzogiorno, all’intero Paese, all’intero PD, all’intero centrosinistra.
Forse un pezzo di storia sta bussando da queste parti. E non dobbiamo aver timore ad accoglierla. Che ne dite?
Guglielmo
P.s. Alcuni spunti di questo mio pensiero sono già stati ripresi da “la Repubblica”, sul quotidiano oggi in edicola. È la traccia di una riflessione che vuol prendere un respiro più ampio.
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| venerdi 5 giugno 2009 | |
| La qualità democratica in gioco in queste elezioni | |

Cari amici,
ci siamo. L’Italia va al voto. Avremmo voluto andarci discutendo di amministrazioni locali e di destini europei, invece, ancora una volta ci ritroviamo in un referendum. Un referendum su Berlusconi. Lui alla ricerca del plebiscito, grazie al quale sconquassare definitivamente intelligenza e coscienza degli italiani, poi la loro cultura aperta, civile e accogliente, infine, le istituzioni, la democrazia. Noi a invocare un sussulto di energie sociali per impedirglielo, a stimolare un rigurgito della ragione per svegliare dall’intontimento, a toccare le corde dell’indignazione morale per reagire alla barbarie.
Un’idea, però, si fa strada. O, forse, meglio una sensazione. La finzione regge finché viene percepita come vera. L’involucro dell’inganno, come in Truman Show, può durare una vita, fino a quando, magari per un piccolo imprevedibile impiglio, si rivela per quello che è, finto, apparente. E, allora, crolla. Improvvisamente e bruscamente. Ciò che appariva perfetto, potente, intangibile, decade miserevolmente.
Ecco perché in queste settimane non è stata solo una questione di gossip. Lui è andato in tilt perché, per un attimo, ha temuto che tutto apparisse per quello che è, cioè una finzione, dietro la quale scorgere un’altra realtà, quella vera. Per un attimo ha avuto il timore di mostrarsi senza calza sulle telecamere e senza cipria sul volto. L’uomo e non più il mito. L’anziano e non più il simbolo del potere assoluto.
Il referendum, allora, non è su Berlusconi ma tra l’intontimento e la ragione, tra la fuga e la realtà, tra la deriva e la responsabilità. Sabato e domenica non si opta solo per la migliore amministrazione locale e per un Europa più sociale e sostenibile ma anche per questo referendum. Questa è un’altra buona ragione per esserci con tutte le nostre energie. Ciascuno scelga il presidio dove piazzare la propria testimonianza. Io lo farò con il PD, perché, per dirla con Prodi, è in gioco una questione di “qualità democratica”.
E voi?
A presto
Guglielmo
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| domenica 8 marzo 2009 | |
| Per cominciare | |

Carissimi,
c’è molto gusto e piacere a leggere gli eventi e i significati profondi in quanto accaduto in questi giorni . Perché? Con la presentazione delle candidature alla segreteria pugliese del PD, alcune cose sono già accadute. Abbiamo già raggiunto importanti risultati.
Provo a condividerli con voi per sintesi .
Il primo. Rischiavamo di trasformare le primarie in una conta militare e il congresso in una battaglia fratricida. Invece, ora ci sono tutte le condizioni per svolgere, insieme e in modo partecipato, un bel confronto sui nodi irrisolti, sulle prospettive possibili. Da una guerra civile a un dibattito civile, vi sembra un salto da poco?
Il secondo. Ho la sensazione che finalmente ci siano le premesse perché le primarie possano partorire un PD più unito. Fino a ora abbiamo vissuto una unanimità fondata sulla paura del confronto vero, denso, capace di entrare nel merito delle questioni. E l'unanimità finta non funziona, alla lunga finisce per dividere. Ora, invece, possiamo costruire l'unità che nasce dal bisogno di affrontare i nodi e le differenze. Possiamo costruire insieme sintesi. Molte cose dovremo dirci in queste tre mesi sulla politica, sulle forme di cittadinanza, sull'etica pubblica, sul futuro della Puglia. E sulla concezione del potere, sulla trasparenza. Vi sembra poco?
Il terzo. Chi è in campo non ha voglia di fare un referendum sul governo Vendola. Le posizioni non si dislocheranno lungo la linea di confine che separa i pro e i contro. Tutti siamo consapevoli di vivere un'esperienza di governo che, nonostante le ombre di questi giorni, rappresenta uno straordinario patrimonio comune. Su cui investire. Faremo di questo congresso un bel "concorso di idee" per rilanciare ancora, con audacia e coraggio, sul futuro del governo regionale. E non è poca cosa, credetemi.
Il quarto. Con queste candidature finisce anche per la Puglia l'epoca degli uomini della provvidenza, degli eroi solitari al potere, dei salvatori unici della patria, dei monarchi per investitura superiore. Come recitava un illuminante graffito, scritto da mani giovani sui muri di una nostra periferia "É finita l'epoca degli eroi, ma tarda a iniziare quella degli uomini". Ecco, forse, in questi giorni abbiamo dato inizio al cammino verso l'epoca degli uomini. Io vorrei nominarla in realtà come l’epoca delle “persone”, dei cittadini. Che è poi la nostra epoca, quella che appartiene alla nostra storia e al nostro percorso in politica. E aggiungo finalmente. É il nostro poco ma sappiamo che può molto.
Per cominciare o meglio per continuare …ora tocca solo a noi. Basta poco,
Guglielmo
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| venerdi 20 febbraio 2009 | |
| Credo ancora nel PD | |

E' accaduto. Quello che temevamo sta accadendo.
La sconfitta di Soru, l’abbandono di Veltroni sono più di due fatti, sono un punto di svolta.
E la piega degli eventi non è affatto chiara.
Sento incunearsi nella nostra coscienza un senso di inadeguatezza, uno spirito di rassegnazione, un abbandono fatalistico. Dopo questi due fatti ci sentiamo un po’ più minoranze destinate alla lacerazione permanente.
Si inocula nei nostri pensieri, e nelle viscere di questo paese così vulnerabile, la convinzione che senza il capo-demiurgo nessuna grande aggregazione di energie e di idee è possibile.
La democrazia è fragile, troppo fragile, insomma, un po’ di regime è necessario.
Non è un problema di leadership. Magari fosse solo questo.
Se insieme alla leadership dovesse fallire anche il Pd, allora salterebbe ogni argine di contenimento della deriva verso cui sta scivolando la politica e il nostro paese.
La frantumazione del vecchio centrosinistra, lo sfilacciamento della vecchia utopia dell’Ulivo sarebbero solo l’introduzione ad una pagina fosca, i cui contorni già vediamo nitidamente: criminalizzazione della povertà, anzi dei poveri, razzismo, se non proprio xenofobia, ostentata allergia alla legalità costituzionale, federalismo secessionista.
La storia racconta che i regimi nascono quando, in congiunture di crisi, le espressioni democratiche vitali esplodono nelle contraddizioni, fallendo la loro funzione politica.
I pensieri si accavallano agli stati d’animo ed è difficile estrarre un filo pulito di ragionamento da questa matassa in cui ci siamo aggrovigliati.
Ma un’idea, una sola, voglio condividerla con voi.
Credo ancora nel PD.
Credo nella scommessa che ha rappresentato.
Credo, cioè, che ci sia bisogno, ancora e nonostante tutto, di un luogo in cui quelli che non hanno paura del futuro, quelli che credono nelle opportunità del cambiamento, quelli che non smettono di agire la politica come speranza, si ritrovino.
Insomma, credo in un PD che non basti a se stesso ma che sia fattore di coagulo, elemento di aggregazione.
Un PD che riprenda il cammino di costruzione dell’Ulivo, insomma.
Ciascuno dica la sua. Io la penso così: il PD sia oggi più che mai indispensabile al nostro paese.
guglielmo
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| martedi 5 agosto 2008 | |
| Persone e cultura. Due leve per coinvolgere? | |

Ciao, non ti ho scritto prima perché stavo riflettendo sul problema della vita del PD. Penso che la prima cosa da curare è dare un senso all’agire politico. In quale ambito ideale si muove il partito? Non si può vivere giorno per giorno, manca il respiro, manca la capacità di guardare avanti e convincere gli altri che il modello di società che si propone migliora le persone e la loro vita. Sento una grande esigenza di un dibattito culturale. Come si pensa di coinvolgere i giovani se non si dà loro una prospettiva? Non possiamo rincorrere le risposte frammentate che si vogliono dare ai bisogni della gente. Su due piani bisogna operare: stare con le persone, promuovere cultura. Piero Ottone chiede di ripartire dal senso etico. Curzio Maltese, riprendendo il pensiero di Gramsci, mette in evidenza l’importanza della cultura e i mezzi per diffonderla. Tonia
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| mercoledi 4 giugno 2008 | |
| Un PD vero, ci vuole? | |

Le sconfitte non vanno sprecate. Leggere in profondità il sentimento di crisi e di incertezza che abita la vita reale delle persone prima ancora che le dinamiche della politica in questo mondo globale in frenata, ci serve. La politica, anche in questa tornata elettorale, ha dovuto fare i conti più con uno stato d’animo, la paura, che con un ragionamento. Abbiamo perso perché abbiamo rimosso o negato la paura (verso l’altro, gli altri, il futuro, la crisi, meglio la recessione...). Hanno vinto perché l’hanno riconosciuta ed esaltata, promettendo protezioni e risposte. Questa sconfitta è pesante perché non è solo elettorale ma soprattutto sociale. Ci fa cogliere un’Italia e una Puglia profondamente modificate rispetto alle nostre rappresentazioni. Se non capiamo e indaghiamo la portata di questa distanza, rischiamo di finire ai margini per un arco di tempo molto lungo.
Per continuare a leggere la Lettera aperta clicca qui
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| venerdi 9 maggio 2008 | |
| Osiamo la verità e non difettiamo di coraggio. | |

Com’era ovvio, com’era giusto la discussione si è aperta. Due punti su cui dibattere: 1) C'è uno scarto tra l’immagine e la realtà del PD. La scommessa della cittadinanza attiva, di un partito aperto ai cittadini perché aperto ai problemi è molto lontana ancora dalla realtà. Soprattutto qui in Puglia il partito non c’è ancora come organismo che svolge un pensiero collettivo nel quale si identificano le persone: non c’è ancora una linea, non ci sono analisi condivise dei problemi, non ci sono veri luoghi di discussione comune, non c’è un’interazione intensa e vitale tra le realtà territoriali. Dalle primarie si è scelto di ignorare questo vuoto, di fare un partito rimuovendo la politica e mettendo al centro le persone e i personalismi. Il risultato elettorale ha lacerato questo velo di ipocrisia. L’effetto è che questo PD che non mette al centro i cittadini e i problemi, cioè la realtà, ritorna a essere minoritario, residuale. 2) Sussiste ancora forte la divaricazione tra la logica di parte e lo spirito di coalizione. Una divaricazione che si è incrostata insopportabilmente nel corso degli anni. Eppure, andare da soli non poteva e non doveva significare pensarsi autosufficienti. Coalizioni capaci di governare sono la risposta più avanzata ai profondi bisogni di una società complessa.
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| sabato 19 aprile 2008 | |
| E ora? | |

Occorrerà parecchio tempo prima che la nostra analisi riesca a risalire alle origini del profondo e vasto smottamento che sta rendendo il nostro paese “berlusconiano” dentro. Intanto, continuo a chiedermi in questi giorni, perché la nostra azione di governo, qui in Puglia, non si è rivelata argine sufficiente almeno a contenere la spinta del torrente di destra, nonostante gli sforzi, nonostante le molteplici politiche pubbliche attivate con successo in questi tre anni. ... Ciascuno dica la sua. Questo è il momento di non tacere. Ogni buona idea può lanciare una luce sulla strada da intraprendere per uscire dall’incubo.
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| giovedi 10 aprile 2008 | |
| Aiutiamo Berlusconi? | |

Il problema di Berlusconi è che lui non accetta la sua età, non perde occasione per negarla, per dissimularla. Il cerone, il lifting, la calza sull’obiettivo per l’effetto flou, il reimpianto dei capelli…tutto per dire che non sono quello che sono, ma un altro. Il problema di Berlusconi è che lui sta provando a ingannare se stesso, anzi la parte più intima di se stesso. Pensateci, non far prevalere la finzione significa porre un argine almeno morale alla deriva di un paese rosicchiato dal cinismo. Non è solo un gesto politico, insomma. Ma molto di più. Mi vien da dire che, non votandolo, gli facciamo del bene: lo aiutiamo infatti a ingannarsi di meno. Che ne dite? Lo aiutiamo?
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| venerdi 28 marzo 2008 | |
| Che strana campagna elettorale! | |

Sebra una campagna elettorale fredda, distaccata, mediatica e poco partecipata. Manca la fisicità dell’incontro diretto. È quasi scomparso il “comizio”, mentre l’attivazione dal basso è ridotta al lumicino. Produce una sensazione singolare vedere, in qualche caso, anche le plance dei manifesti ancora mezze vuote.
Penso sia l’effetto perverso di questa legge elettorale e del modo con cui sono state composte le liste. Si è infranto il legame della rappresentanza, il vincolo che univa il territorio e il candidato, e questo ha generato una forte demotivazione della “militanza”. Stanchezza? Forse. Disillusione? Pure. Disaffezione? Probabile. Vero? Proviamo a raccontarcela.
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| mercoledi 20 febbraio 2008 | |
| Si può fare? | |

Come vivete questa nuova stagione del Partito Democratico? Stiamo facendo bene? Possiamo fare meglio? Se si può davvero superare la stanchezza di questa navigazione verso qualcosa di nuovo, che ogni tanto fa venire voglia a tutti di tornare ognuno al suo tranquillo porto di partenza. Si può fare, allora? Io penso di sì. E penso che si deve.
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| giovedi 11 maggio 2006 | |
| Come fare il partito democratico | |

“La mia idea è che in una democrazia governante ciò che può far premio è un’azione di governo buona ed efficace. E’ buona, se è in grado di dialogare con i cittadini, così da far crescere un più maturo senso della democrazia. E’ efficace, se riesci a risolvere i problemi che il territorio ti pone. E il partito democratico dovrebbe assume proprio questa missione.”
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