mercoledi 10 dicembre 2008
Se le leggi dicono la barbarie di un popolo...



Carissimi,

sta passando in silenzio. Troppo. Eppure è un’altra inequivocabile traccia dello scivolamento della nostra cultura, o forse del nostro senso morale, verso la regressione. In questi giorni si è avviata, in commissione parlamentare, la discussione del disegno di legge sulla sicurezza predisposto dal governo.

Tre i punti essenziali: l’istituzionalizzazione delle cosiddette “ronde dei cittadini” per il presidio del territorio (versione nazionale delle ronde padane), l’istituzione del reato di immigrazione clandestina, la schedatura dei clochard. Tre punti inquietanti per tradurre un solo principio: sicurezza = ordine pubblico. Non giustizia sociale, qualità urbana o sviluppo inclusivo. No, solo questione di ordine pubblico. E, a sua volta, ordine pubblico = criminalizzazione del diverso. E della diversità. Immigrati e clochard. Liberiamocene. Sono brutti, sporchi e puzzano. Magari rubano e molestano pure. Rozzo ma semplice. Probabilmente anche efficace. Cosa sta accadendo a questo paese ancora così profondamente cattolico da rimuovere il paradosso evangelico col quale proprio agli ultimi è affidato il mandato di annunciare il Regno? Cosa sta accadendo alla nostra coscienza così civile da ignorare che questo densissimo brano di umanità non è altro che l’icona della nostra fragilità stritolata dalla meccanica della competizione e della deprivazione? Una volta gli esclusi sarebbero stati elevati a paradigma delle nostre contraddizioni sociali, delle nostre responsabilità morali. Oggi sono semplicemente il nostro capro espiatorio. Preferiamo addebitare i nostri fantasmi e le nostre paure, o semplicemente il nostro vuoto di senso, su chi è già caduto sotto il carico di una vita di dolore e solitudine.

Possiamo chiamare barbarie questa insensibilità? Almeno indigniamoci. No?

Guglielmo

 



Postato da Guglielmo Minervini in
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Commenti

1) 13.11.2008 - Inserito da santina

Caro guglielmo, non so. Forse stiamo abbassando la guardia, le agenzie educative intendo. La scuola, la parrocchia, la famiglia stiamo abbassando la guardia; presi dall'efficienza dei risultati da raggiungere a tutti i costi(alunni bravi che si sappiano affermare professionalmente, bravi fedeli che vengano a messa e alla formazione-catechesi settimanale, figli che ci facciano sentire realizzati... Sento che manca qualcosa. Forse l'inquietudine per un mondo migliore, la passione di un impegno che prende la vita e le da un senso. Il senso... forse è questo che ci sta sfuggendo. Sarebbe bello che qualcuno ci aiutasse a vedere oltre questo momento difficile in cui la paura sembra avere il sopravvento. Mi piacerebbe sentire un pensiero positivo che illuminasse il mio impegno.A presto. Santina Mastropasqua

2) 13.11.2008 - Inserito da m.loss

l'indignazione non basta, anche se è già qualcosa, in una situazione di così grave degrado sociale e culturale come quella che stiamo vivendo.Quando ho letto la notizia, il mio primo pensiero è stato che bisognava "riparare" in qualche modo, perchè, se facciamo tutti parte della stessa grande comunità umana, quando qualcuno di noi subisce un così grave attentato alla propria integrità come persona,è necessario che la comunità si mobiliti, perchè è un pezzo di noi che viene ferito a morte. Il fatto è che non siamo più in grado di tutelare i più deboli, che non riusciamo più ad arrestare i soprusi e le violenze quotidiane che avvengono con il beneplacito dei "benpensanti" e che le nostre coscienze subiscono un processo di anestetizzazione costante. In tempi non sospetti avremmo manifestato pubblicamente la nostra indignazione. Sento il bisogno di fare qualcosa di concreto, ma non so veramente che cosa. Al momento, anch'io mi indigno profondamente e dal più profondo del cuore sento il bisogno di chiedere il perdono di Andrea.

3) 13.11.2008 - Inserito da cbottal

credo anch'io che l'indignazione non basta, bisognerebbe far rumore, magari un rumore gentile. Provo a lanciare un'idea, ovviamente tutta da verificare nella sua praticabilità, un bel lenzuolo bianco con tante mani colorate appeso ai nostri balconi. In tutti i luoghi e momenti associativi che ognuno di noi frequenta si dovrà ancora una volta provocare la discussione su queste tematiche, così....tanto da non far intorpidire ancora di più il nostro cervello. Con stima Cosimo Bottalico

4) 15.11.2008 - Inserito da grazia.solazzo

Ho letto il post un paio di giorni fa e volutamente non ho risposto. Solitamente lo faccio istintivamente e tante volte l'istinto mi guida bene. Questa volta ho voluto riflettere. Torturiamo le nostri menti per l'incapacità di trovare soluzioni adeguate quando in realtà bisognerebbe solo semplificare i nostri codici. Regole più semplici, norme la cui inosservanza porta all'ammenda, alla prigione e via discorrendo. Aver depenalizzato, aver consentito l'uso e l'abuso del condono, aver un Presidente del Consiglio noto per le sue malefatte e appartenente alla loggia P2, permette a chiunque di perdere fiducia nella giustizia. Temere che l'impunità regni anche se c'è la presenza di flagranza di reato. Siamo in Europa. L'Europa può permettere che uno Stato venga governato da siffatta gente??? Screditata la Magistratura, ogni cittadino teme, si spaventa, vive il terrore. La soluzione è cercare di ridare autorevolezza a agibilità a quest'ultima. Ognuno il suo ruolo. Non sono un avvocato, tanto meno un'esperta giuridica e forse dico nefandezze, ma la mia percezione è però questa. Percezione su cui ho riflettuto. Ormai mi indigno ogni momento e le mie braccia rimangono lungo i fianchi inerti.Ciò mi preoccupa.

5) 16.11.2008 - Inserito da scfs01gb

Caro Guglielmo, cari amici in questi mesi sto raccogliendo le storie di molti Andrea, "chochard" di Bari, come elengantemente li etichettiamo per sentirci meno responsabili..E sì, perchè il chochard per definizione è colui che SCEGLIE questa vita, la vuole, la desidera...eppure in nessuna di queste storie che ho raccolto si trovano tracce d una scelta, se non quella di rinunciare a chiedere, pardon ad elemosinare, un aiuto che vada oltre la cena e un letto dove riposare sicuri.. Allora schediamoli, registramioli, o peggio per alcuni versi incarceriamoli in un altro splendido dormitorio, in cui oltre una stanza per cibarsi e una per dormire non c'è per loro un progetto serio di inclusione sociale... E così domani al dormitorio caritas, ascoltiamo altre storie, dalle 20.30 alle 22.00, l'ora in cui il bisogno di mangiare e dormire cronicizza storie di vita senza arma dell'exit...anche questo fa meno specie del registro ma non si può chiamare inclusione sociale... senza polemiche Fausta

6) 16.11.2008 - Inserito da Guglielmo.Minervini

Cara Fausta di regressione in regressione. Abbiamo prima rinunciato a pensare le politiche sociali come politiche di inclusione, ci siamo rassegnati a agirle come contenimento. E che gli ultimi restino ultimi, peggio per loro se non ce la fanno a stare al passo.

Ora stiamo compiendo un ulteriore regressione, trasformando gli ultimi in capri espiatori delle nostre paure, delle nostre insicurezze ma anche dei nostri fallimenti.

Dal dormitorio al registro insomma. E così evitiamo di guardarci in faccia, di fare i conti con noi stessi. Ecco trovo questo allegra incapacità l'inizio di una barbarie.

gu


7) 16.11.2008 - Inserito da de27anto

Il politico oltre che a denunciare deve anche proporre una strada positiva per contrastare questo scivolamento del senso morale. Perchè non usare la rete di internet per far arrivare nelle sedi appropriate quello che pensano i cittadini sotto forma di sottoscrizioni di proteste o proposte? Nel caso contrario il cittadino si sente demoralizzato da tanta inciviltà. La vittoria di Obama è dovuta in buona parte all'uso capillare di internet .Questo ammette Nicholas Negroponte, "YouTube da solo ha giocato un enorme ruolo"

8) 17.11.2008 - Inserito da mareug

Carissimo GUGLIELMO, i tuoi scritti sul diario e sciame sono sempre puntuali , quasi mai non riesco a risponderti, questa volta,però,accetto il tuo accorato appello e a proposito di Andrea, desidero veramente INDIGNARMI.Poi,sono consapevole ,che la stupidità,la malvagità e la vigliaccheria sia di chi ha appiccato il fuoco sia dei " cieci e sordi governanti" a livello nazionale ,forse della nostra legittima indignazione ,non sanno che farsene.Ma sempre meglio fare sentire la propria voce.Poi passerà " la nottata" come amava ripetere Eduardo De Filippo e...qualcosa potrà cambiare! Abbracci genuini a te,Maria.Camilla e Niccolò--Gegè-- 

9) 18.11.2008 - Inserito da robertocramarossa

Hai ragione, Guglielmo. Quello che ci racconti fa rabbrividire. Indignamoci! Roberto Cramarossa

10) 18.11.2008 - Inserito da iolandadispoto

Caro Guglielmo, L’indignazione fa parte del mio dna di fronte alle aggressioni, prevaricazioni e privazione dei più elemantari diritti civili. Io credo che come me ci sono tanti italiani che stanno soffrendo di fronte agli abusi che tutta la classe governativa ci sta imponendo. Tanto se l’opposizione non è d’accordo si mette la fiducia e tutto passa. Tra l’altro anche con l’ausilio dei pianisti parlamentari(serietà a tutto tondo) tanto loro se la cantano e se la suonano (mi fa specie che Fassino e Casini martedì scorso a otto e mezzo si sono mostrati permissivi). Noi dobbiamo guardare e crepare. Mi sento impotente. Io nel mio contesto sociale combatto e quando si elencano le ragioni per le quali siamo incazzati, anche quelli che hanno votato a destra riflettono. Ti chiedo hai suggerimenti da dare? Cari saluti. Iolanda Dispoto

11) 18.11.2008 - Inserito da Guglielmo.minervini

Cari Antonia, Gegè, Iolanda, Roberto e tutti gli altri c'è indignazione che circola nelle coscienze. E questo è buono. E c'è voglia di tradurre il carico di indignazione in gesti, in impegni concreti. E questo è ancora più buono. Allora una prima possibile risposta. Leggete la notizia in home page. C'è la notizia di un appuntamento insolito e diverso per sabato 29 novembre. Non è la solita parata ma un'occasione per trovarci, discutere e magari insieme definire le cose possibili. E darci una rotta. E contribuire a darla alla politica. Insomma è importante esserci. Esserci per partecipare non per assistere. Guglielmo


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