venerdi 12 dicembre 2008
Tra politica debole e burocrazia forte: la questione morale



La materia è ostica, ma il nodo è decisivo per il cambiamento che stiamo provando a raccontare. L’esperienza che si sta consumando in questi giorni è davvero illuminante. Oltre che faticosa. Condividerla con voi, che non ne siete direttamente protagonisti, mi sembra faccia parte delle regole con cui provo, proviamo, a vivere questa esperienza politica. Il tema: la valutazione dei dirigenti. L’idea, semplice ma decisiva, è che anche loro debbano dar conto dei risultati raggiunti e in base a questo ottenere riconoscimenti non eguali ma differenziati. La sfida, banale ma rivoluzionaria, è che occorra introdurre nella pubblica amministrazione, a partire dai vertici, cioè dai dirigenti, il criterio del merito per rompere il livellamento. La dequalificazione dell’amministrazione pubblica affonda le sue radici proprio nel dare tutto a tutti, “a prescindere”. Dai risultati, dagli obiettivi, dalle programmazioni, dai tempi degli interventi, dai modi. Alla fin fine “a prescindere” dai cittadini. Finora le cose si sono svolte da noi come quasi ovunque. Anche nei Ministeri del mitico Brunetta: ciascuno valuta se stesso e tutti bravi. Tutti uguali. Abbiamo, dico oggi con molto coraggio, deciso di rompere questa crosta e provato a fare una valutazione vera. Un nucleo di valutazione (un soggetto terzo, una sorta di arbitro), un modello di valutazione molto articolato, una concertazione molto approfondita, un processo molto laborioso. Risultato: la prima fotografia, che, pur con contenuti lusinghieri nel complesso, fa le differenze. Un gesto coraggioso di cambiamento il cui spirito - abbiamo chiarito - non ha nulla di brunettiano: si valuta non per punire ma per stimolare, non per reprimere ma per migliorare. Effetti: un vespaio di reazioni, faticosissime da sostenere, si è subito alzato in volo in vivace difesa del principio di intangibilità della burocrazia. “I dirigenti non si toccano”, ha detto molta parte della politica. E così ha riconosciuto la sua debolezza di fronte al nocciolo duro del potere reale: quello della gestione. Allora ho capito: nel rapporto tra una politica debole nell’orientamento e una burocrazia forte nella gestione si annidano i germi per il deterioramento della questione morale. Con questo gesto di rottura abbiamo introdotto una bella carica di anticorpi. O no? A voi la parola. Guglielmo


Postato da Guglielmo Minervini in
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Commenti

1) 12.11.2008 - Inserito da mariobosco2004

A prima vista chi potrebbe non essere contrario? Ma ad un'analisi un poco più approfondita sorgono i dubbi: - Chi ha predisposto le procedure di valutazione? - i dirigenti ne erano al corrente o meglio ancora le avevano condivise? - stesso ragionamento per il nucleo di valutazione. Nello "scontro" fra politica e brocrazia l'anello debole siamo in realtà noi cittadini che ci vediamo negata la "cittadinanza" E allora come cittadino chiedo non solo di conoscere gli strumenti ed i metodi di valutazione, la commissione che ha steso tali documenti e quella di valutazione, chiedo di esprimermi, anche via internet sui miei incontri scontri con la politica e la burocrazia, chiedo un'analogo strumento di valutazione dei politici. Non mi basta controllarne l'operato ogni 5 anni con le elezioni. Si tratta di uno strumento debole ed antidiluviano, che aveva senso nell'800 quando la vita era slow ed in 5 anni non succedeva niente. Oggi la vita è fast, in 5 anni succede di tutto ed il contrario 1000 volta ed uno strumento on-off come le elezioni è slow ed inadatto. Parliamo anche di questo. Mario Bosco

2) 12.11.2008 - Inserito da am.candela

caro Guglielmo, ho letto il tuo post, che viene dopo la tua intervista sul Corriere Economi di lunedì scorso ("Io meglio di Brunetta") e dopo gli articoli della scorsa settimana sui quotidiani locali. Avevo pensato che non fosse il caso di commentare quello che è accaduto o che comunque fosse necessario far passare del tempo. Se parli, mi son detta, qualcuno pensarà che lo fai perchè non sei tra i premiati (questo hanno capito i miei genitori sentendo i tg e leggendo i giornali, finchè non ho avuto modo di spiegare loro come funzionavano i premi) e qualcun altro penserà che vuoi contestare il risultato raggiunto da altri. Ora però mi viene istintivo fregarmene di quello che diranno gli altri e, semplicemente dire la mia. Sono una "burocrate"? Non lo so, sono un tecnico prestato alla burocrazia di una Amministrazione che ha il dovere di trainare la Puglia lontano dalle periferie dell'economia mondiale, della cultura della legalità, del disagio sociale, e secondo me in molti ambiti sta raggiungendo risultati ragguardevoli, se non ottimali. Sono una "burocrate forte"? Sicuramente no, perchè nell'accezione che tu utilizzi nel post la forza è la tendenza all'omologazione, la propensione a frenare, l'approccio alla gestione delle informazioni come strumento di potere, ecc.. In un'altra accezione di forza (competenza, preparazione, adeguatezza, apertura e servizio al cittadino), la burocrazia forte io credo che possa essere, invece, il punto di "forza", appunto, di una politica sana e coraggiosa. Ho accolto con molto favore la valutazione e la capacità di differenziare i giudizi nei confronti dei dirigenti, vecchi e nuovi, anziani e giovani, ma consentimi - al netto della sottoscritta (a scanso di equivoci) - i risultati non sono soddisfacenti secondo me. Perchè la valutazione dei risultati richiede anche una concreta connessione con il grado di responsabilità, i budget assegnati, la struttura che si ha a disposizione, la capacità di innovare, a capacità di comunicare, la pressione concreta delle scadenze, la capacità di spesa e la corrispondenza con gli obiettivi fissati. Non entro nel merito (non è mia competenza e non ne ho titolo), ma la mia impressione è che la valutazione dei risultati, in una logica di relatività rispetto a criteri oggettivi come quelli che ho provato ad esemplificare (che non siano il numero di delibere o determine o il numero dei protocolli), debba ancora fare passi avanti. Soprattutto rispetto alla creazione di quegi anticorpi che tutti - nella nostra parte politica - andiamo cercando: manca ancora il coraggio, anche quello di mettere nell'angolo una volta tanto una certa politica troppo forte nell'orientamento rispetto ad una burocrazia troppo debole nella gestione. Non devo richiamare io il dibattito che da anni - e tra gli ultimi e più illustri Ignazio Marino - si sviluppa intorno a questo che è considerato uno dei limiti più gravi per la creazione di una sanità moderna e in attivo economicamente. Ma è solo un esempio. E credo che la burocrazia e la politica possano permetterzi di essere entrambe forti nel raccogliere anche questa sfida. Per il prossimo anno bisogna provarci. Ciao. Anna Maria Candela

3) 12.12.2008 - Inserito da Guglielmo.minervini

Caro Mario, le procedure di valutazione sono state oggetto di una lunga concertazione e il processo di valutazione è stato articolato e laborioso fino a coinvolgere i singoli dirigenti. La composizione del nucleo è pubblica, si tratta di persone molto qualificate e competenti...finalmente. Valutare i politici anche nel corso del mandato e oltre il giudizio a cui sono esposti pubblicamente ogni giorno? E come? cara Anna Maria condivido molto di quello che hai scritto. Siamo al numero zero, con margini di miglioramento molto ampi. Ho proposto, in tal senso, di aprire una fase di ascolto anche tra i dirigenti per raccogliere proposte di miglioramento della griglia e del processo. Dobbiamo affinare la grana della fotografia, renderla più fine e più fedele. E questo è possibile per il prossimo anno. Ma il principio di valutazione dobbiamo difenderlo dalle reazioni, non sempre ragionate e puntuali come la tua. Dar conto dei risultati costa ma fa bene alla salute della pubblica amministrazione. Aiuta la politica a divenire più forte (autorevole) nell'orientamento e la burocrazia più forte (autorevole ma anche efficace) nella gestione. Insomma, aiuta la democrazia a crescere. E di questo abbiamo un bisogno disperato. Con amicizia guglielmo

4) 12.12.2008 - Inserito da piazzapinto17

La valutazione dei dirigenti pubblici dal dopoguerra è sempre stato un problema. Al punto in cui siamo essere dirigente secondo l'appartenenza politica è un problema. Intanto quello che è inaccettabile è una dirigenza pubblica ad immagine e somiglianza del politico di turno. Gli indicatori della professionalità secondo i risultati conseguiti e secondo il grado di imparzialità posta in essere nell'attuazione di programmi e atti e il passo successivo. Per la rfiorma della giustizia viene segnalato l'eleggibilità del giudice, quindi una verifica universale. Mi chiedo come valutare la grande dirigenza delle ASL, dei Dipartimenti pubblici, degli enti Locali? Sotto questo profilo i sindacati del settore aiutano poco. Inoltre i profili professionali e gli inquadramenti trovano la loro fonte regolativa nella stessa contrattazione, superando i modelli relazionali clientelari. Perchè continuare ad assistere alle nomine e assunzione secondo l'appartenza? E' la strada sbagliata percorsa dai governi di ambedue gli schieramenti, pervenire a una dirigenza imparziale secondo l'art.97 della C. è ancora un sogno. Eppure non c'è governo che chiede una "dirigenza di alto profilo", ma questo esiste soltanto nei laboratori di ceramica a Grottaglie. Vorrei fare un proposta quella della diffusione delle premialità con relativa motivazione. Infine, un indicatore è quello della progettazione, esecuzione e valutazione delle progrmmazioni realizzate. Ma è bene continuare a discutere. Franco Ferrara

5) 12.12.2008 - Inserito da rsgherza

Caro Guglielmo, come ben sai la mia vita professionale (nel settore privato) si muove all'interno di logiche meritocratiche perchè al centro mettiamo sempre il cliente inteso in senso lato. Io credo che la vera sfida delle PA è proiettarsi in questa nuova visione. Il cittadino non più visto come centro di costo ma come opportunità, il servizio non più visto come 'dovere' ma come 'visione'. Il ruolo del dirigente pubblico è molto delicato e richiede grande professionalità e capacità di decisione, di pianificazione, di controllo e di innovazione. Non resto esterreffatto dagli stipendi, ma questi non possono prescindere dai risultati. Quindi ben vengano le valutazioni, le misurazioni e le proposte di miglioramento. Tale processo però deve essere lontano anni luce dalla politica e dalla logica delle simpatie/antipatie. Dobbiamo continuare su questa strada, una strada dove l'età anagrafica non deve essere l'unico strumento di crescita. Un abbraccio Raffaele

6) 12.12.2008 - Inserito da robertocramarossa

Caro Guglielmo, non so se sono io a non aver capito. Nella tua ultima lettera ci parli della valutazione che viene fatta sui dirigenti e sul loro operato, e quindi del premio che deve essere corrisposto al merito. In parole povere, sempre se ho ben capito, vuoi riferirti a dei sostanziosi premi in danaro corrisposti ad alcuni dirigenti "capaci"! Visto che ti rivolgi a noi, alla base, mi permetto di esprimerti il mio parere. Non sono assolutamente d'accordo. Ma non abbiamo già rilevato che i dirigenti regionali guadagnano abbastanza, per non dire troppo? Che necessità c'è, con la crisi in atto, che si riconosca loro altro danaro, anche se sono stati "bravi"? Non dovrebbero costoro semplicemnete essre contenti di aver svolto bene il loro dovere? Con la stima di sempre, cordialmente ti saluto. Roberto Cramarossa

7) 13.12.2008 - Inserito da guglielmo.minervini

Caro Roberto si c'è un equivoco. Non si tratta di premi aggiuntivi ai dirigenti, di nuova spesa (ci mancherebbe!!) bensì di una diversa assegnazione di quota del loro salario. Il salario dei dirigenti (che in Puglia è uno dei più bassi d'Italia) è, infatti, formato da due voci, una legata alla posizione (parte fissa) e l'altra legata al risultato (parte variabile). In Puglia la parte variabile (quella legata al risultato) era la più bassa d'Italia (il 4% del salario) mentre da quest'anno è diventata una delle più alte (il 20% del salario); inoltre, finora è stata assegnata a tutti sulla base dell'autovalutazione mentre quest'anno verrà assegnata in misura differenziata, perchè il nucleo ha svolto un minuzioso lavoro di valutazione. Insomma, rispetto ai salari degli anni precedenti, ci saranno alcuni dirigenti che prenderanno meno, altri più. La spesa totale non cresce, ma la valutazione serve a riconoscere il merito. E questo cambia le regole del gioco, no? Guglielmo

8) 13.12.2008 - Inserito da corradolaf

Caro Guglielmo, riparto dalla tua frase: Un gesto coraggioso di cambiamento il cui spirito - abbiamo chiarito - non ha nulla di brunettiano: si valuta non per punire ma per stimolare, non per reprimere ma per migliorare. Se proprio dobbiamo distanziarci dalla politica cieca (non si toccano i dirigenti) allora dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti. Che piaccia o no, nel privato il dirigente è ben consapevole che la tua affermazione non è valida in assoluto. Nelle matrici di valutazione (alla fine molto simili tra di loro) esistono anche i "voti" bassi che possono determinare rimozioni, spostamenti e licenziamenti. E questo accade. Non se ne parla molto ma accade. E, se proviamo ad essere un pò distaccati e freddi, è anche giusto che sia così. Se  leggiamo la declaratoria ed il mansionario di un dirigente nel contratto di lavoro, tremano i polsi per quante cose buone o danni si possono fare (se si hanno le leve) . Ed allora se ci sono gli onori bisogna accettare anche gli oneri. In più, provo a lanciare una ulteriore provocazione. Se ci pensi esiste eccome un parallelo tra pubblico e privato sul piano squsitamente economico.Il dirigente privato è incollato alle sue responsabilità da un conto economico che appare puntuale ogni mese. Ma anche il dirigente privato ha il suo bravo conto economico: è solo un pò più difficele individure le voci di costo e, soprattutto di profitto. Ma pensa solo alla differenza che può fare l'utilizzo corretto di risorse (agevolare le iniziative economiche migliori, evitare procedimenti amministartivi lunghi se non necessari, ecc) da un uso improprio. Anche questo pesca direttamente nelle nostre tasche in termini di mancate opportunità o, peggio, di sostegno alle spese. E quindi, come nel gioco dell'oca, torniamo a bomba ai soldi. Quindi massimo supporto all'iniziativa e alla necessità di stimolare e migliorare. Ma nessuna paura nell'affermare che, laddove necessario, si può e si deve anche punire. Gruessen. Corrado

9) 14.12.2008 - Inserito da guglielmo.minervini

D'accordo, Corrado, "laddove necessario si può e si deve anche punire", anche nella pubblica amministrazione. Ma è molto più complicato, ovviamente, specie se non esiste una valutazione seria e tutto finisce in un indistinto calderone nel quale le responsabilità di ciascuno naufragano con quelle di tutti gli altri. Cambiare la pubblica amministrazione è dura. Mi sono fatto l'idea che occorra la tenacia perforatrice della goccia che scava fino a cambiare la forma. Solo che di questo non v'è traccia nel nostro paese: gli preferiamo le grida manzoniane che appagano le pulsioni della pancia per lasciare tutto immutato. A presto Guglielmo

10) 14.12.2008 - Inserito da mattiagentile

Vi chiedo scusa se mi riferisco all'ambito medico delle ASl, ma è quello che un pò conosco. Ho letto i commenti e se alcuni spunti mi sembrano ottimi, altri mi sembrano i mille pretesti che poi si traducono nel solito meccanismo della "retribuzione a pioggia". Mi spiego meglio: sono anni che si dibatte sulla attività cosiddetta intra-moenia dei medici ed ogni volta vi sono mille ragioni "validissime" per prorogare: i locali non sono adatti, non c'è la organizzazione, non c'è chi risponde al telefono per prenotare..... Quando si parla di questo aspetto insomma le realtà sanitarie in cui viviamo diventano veri e propri tuguri. E proprio qui credo che si è assitito in pieno a quella debolezza della politica di cui parla l'Assessore. Le ricette sembrereberro facili: - la esclusività reale - il budget reale - la verifica reale Ma nelle riunioni di budget ognuno di noi recita la sua parte. Prima c'è il Direttore Generale/Amministrativo/Sanitario che chiede perchè non sono stati raggiunti alcuni risultati e poi c'è il Dirigente di Dipartimento/di UOC/di UOS che chiede perchè quel personale non gli è arrivato/sostituito, perchè quelle attrezzature non sono state acquistate,.... Il tutto magari in tempi brevi perchè ognuno ha tremila altri impegni. Ora mi chiedo a cosa serve questo gioco delle parti!! Sapete a cosa servono i Direttori Medici di Dipartimento? Io sinceramente dopo 15 anni di Ospedale non lo ho ancora compreso. La mia impressione è che sia una sorta di meccanismo per aumentare lo stipendio in previsione della futura pensione.. Almeno passi il principio di investire su quelle realtà che vanno bene. Dove per investire non intenderei tanto il contentino sulla busta paga, ma la innovazione tecnologica, il riadeguamento di spazi e personale. E ritorniamo al problema di prima: come si fa a vedere le realtà che vanno bene? In realtà anche qui in apparenza è semplice: basterebbe chiedere alla Svim Service i dati di mobilità attiva e passiva, i DRG, i tempi di attesa. Ma attenzione solo in apparenza tutto ciò è semplice...... Mattia Gentile

11) 14.12.2008 - Inserito da piazzapinto17

Ho letto con attenzione le risposte di GM agli interventi e qualche dato oggetivo aiuta a capire meglio, vorrei capire meglio quali sono state le valutazioni di passare dal 4% al 20& la parte variabile del salario del dirigente. Quali sono state le valutazione di questo astronomico passaggio? L'altro aspetto che vorrei conoscere come si pesa la professionalità, se rispetto al risultato oppure ai dati discrezionali? All'inizio dell'attività delle Regioni a Statuto Ordinario, la Puglia si qualificò per il fatto di avere dirigenti di livello europeo, preparati sia per programmare, sia per stabilire rapporti equilibrati con la società civile. In sostanza , caro GM, è bene che tu faccia conoscere cosa intendi per "burocrazia forte" e "politica debole". Se vuoi dire che il dominio,nonostante un governo di centro sinistra, è attribuibile al sistema clientelare che abbiamo respirato e respiriamo è bene dirlo, anche a rischio di tornare agli affetti familiari. Saluti. Franco Ferrara.

12) 15.12.2008 - Inserito da guglielmo.minervini

Caro Franco il passaggio della componente variabile del salario per dirigente dal 4% al 20% è una conquista che abbiamo ottenuto lo scorso anno nell'ambito della contrattazione decentrata, con la condivisione di tutte le organizzazioni sindacali. Ripeto è una conquista, che ha consentito di innescare la valutazione del merito. La griglia di valutazione ha una serie di parametri oggettivi sul risultato e altri qualitativi; è concepita come un processo articolato al termine del quale c'è anche un colloquio con l'interessato. Se vuoi saperne di più te la invio per e-mail (è molto lunga). Nel rapporto tra "politica debole" e "burocrazia forte" vedo il rischio del risucchio in una logica di gestione: gestire l'ordinario, gestire il corrente, gestire i rapporti...gestire anche il consenso. E' il problema della politica: troppo spesso non avere una strategia (cioè un pensiero e un azione) sulle questioni complesse e lasciarsi andare alla cura dell'esistente. O no?

Caro Mattia, semplicemente sono d'accordo. Totalmente d'accordo.

Guglielmo


13) 15.12.2008 - Inserito da piazzapinto17

Caro Guglielmo alla luce della tua ultima risposta ti chiedo: se allo stato attuale la dirigenza regionale ha uno status che comporta anche il rischio di essere mandata a casa in caso di non raggiungimento dei risultati. Insisto nel cercare di capire il mandato che viene dato al Nucleo di Valutazione e come i risultati di questi devono essere oggetto di valutazione generale. Se la politica vuole recuperare la dimensione di giustizia non credi che deve operare sui registri dell'imparzialità, indipendentemente dal segno politico, quessto permeterebbe di far arretrare il rapporto clientelare. Infine mi riferisco all'intervento che si occupa del metodo valutativo nell'ambito sanitario, in quest'ambito in modo particolare è l'attuazione del neo piano della salute a stabilire la valutazione dei dirigenti di tutti i livelli. Insomma per la dirigenza pubblica è l'attuazione delle programmazioni a stabilire premi e penalità. Con molti saluti. Franco Ferrara. P.S. Aspetto per e-mail il report della valutazione.

14) 15.12.2008 - Inserito da domenico.labella

C'è sicuramente un nesso Burocrazia - questione morale. Dovunque c'è uno snodo, un margine di discrezionalità si trova lo spazio per la corruttela e i condizionamenti. L'intreccio dei poteri politici e burocratici si esercita intorno al ruolo autonomo di chi fa le scelte attraverso il suo potere di indirizzo e chi le mette in pratica. Nel reciproco controllo sta la possibilità di evitare che uno dei due approfitti del suo potere per corrompere la coscienza del cittadino. Quindi se un funzionario rubi o approfitti del suo potere, sicuramente c'è un amministratore che è connivente, se non "socio in affari". L'amministratore, prima che il funzionario deve avere l'etica del bene comune e non quello dell’interesse personale, anche se finalizzato solo alla conquista del consenso elettorale, oggi sempre meno legato a motivi ideali. Ma anche se amministratori e funzionari sono complici, perché vi sia corruzione è necessario la compartecipazione del cittadino, che, spesso, è lui stesso il proponente della corruzione. Infatti nessuno può imporre a nessun altro di andare contro la propria coscienza. Il cittadino può scegliere se rivendicare i propri diritti o brigare per avere più di quello che gli tocca. Dei tre soggetti della corruzione: Cittadino (vittima o proponente), Funzionario (richiedente o indotto) e Amministratore, l'obbligo etico di rompere questo tavolo a tre gambe, a mio avviso, tocca all'amministratore. A lui tocca il compito di testimoniare il perseguimento del bene comune e la formazione di una nuova coscienza civile e sociale. Se non riusciamo a fare questo non ci sarà più posto per la buona politica. Il partito nuovo che abbiamo auspicato sarà solo un nuovo partito uguale agli altri e a quelli di ieri. Le nostre discussioni resteranno solo una ipocrita liturgia ...da burocrati di partito e/o da apparati autoreferenziali. Mimmo La Bella

15) 16.12.2008 - Inserito da guglielmo.minervini

Caro Franco, il compito del nucleo non è mandare a casa i dirigenti ma valutare. In casi di inadempienza grave è la commissione disciplinare a stabilire la sanzione. In qualche caso, anche alla regione, si è arrivati alla risoluzione del contratto. Ovvio, la valutazione dei risultati si fa in relazione agli obiettivi posti dalla politica: programma di mandato e programmazioni annuali.

Caro Mimmo condivido: è della politica la responsabilità maggiore. Ma solo la maggiore, perchè anche tutti i cittadini ne hanno una sulla tenuta della "etica pubblica".

Guglielmo


16) 18.12.2008 - Inserito da patriziamarzo

Caro Guglielmo, hai ragione: la materia è ostica. Anzi, ai miei occhi risulta molto più che semplicemente “ostica”, in quanto questo specifico argomento appare “dolorosissimo”. Cerco di spiegarmi meglio e di procedere con ordine. Come sai, da due anni e mezzo presto servizio in Regione “in comando”, non sono dipendente regionale, ma sono, comunque, nella Pubblica Amministrazione da venti anni. Premetto che hai tutto il mio plauso per aver finalmente introdotto un sistema, perfettibile, come altri interventi hanno evidenziato, ma certamente alternativo alla buffonata dell’auto-valutazione. Però ti chiedo (ed è retorica la mia domanda): da chi proviene quel “vespaio di reazioni, faticosissime da sostenere” che “si è subito alzato in volo in vivace difesa del principio di intangibilità della burocrazia”? Posso indovinare io, che a oltre due anni di distanza, mi sarei fatta una modesta idea “dall’interno” della macchina regionale? Scommetto che i mal di pancia vengono da coloro che si ergono i SUPREMI, UNICI, ASSOLUTI, INSOSTITUIBILI DETENTORI della “cosa pubblica” regionale. Sappiamo tutti (anche se spesso si finge di ignorare) che molti di questi signori hanno avuto accesso al “posto fisso” in Regione nei rampanti anni ’80, mediante le processioni nelle segreterie politiche, oppure mediante la famigerata “285” (spesso straordinario strumento di legittimazione di intrallazzi vari). In quegli anni, (siamo più o meno coetanei) ricorderai, succedeva di tutto. Succedeva anche che, al contrario, molti giovani si dannavano inutilmente per accedere al diritto di lavorare. Guardavano i treni dei raccomandati, delle spintarelle, dei falsi concorsi, ma restavano sempre a terra ... oppure prendevano treni che li conducevano altrove (non che le cose oggi siano cambiate moltissimo, anzi forse sono ancora peggiorate dalla scarsa e diffusa disponibilità di lavoro, ma è un problema globale al quale dobbiamo riparare con ben altre politiche). E in questo clima, molta gente, anziché ringraziare il Padreterno per come è andata nelle loro vite, è sempre lì, a rivendicare “diritti” che hanno molta contiguità con arroganti privilegi e assurde pretese (se li sentissero i civil servant delle altre burocrazie internazionali!) Spesso sono arroccati sulle loro posizioni (tanto non-faticosamente) raggiunte a guardare in cagnesco ogni moscerino “esterno” che si aggiri “indebitamente” e “abusivamente” nei “loro” uffici, manco fossero stanze padronali! Fra coloro che hanno “buttato il sangue” (scusa, ma l’espressione cruenta e casereccia ben si presta a rendere l’idea) per guadagnarsi onestamente un posto di lavoro, senza prevaricare altri, senza passare “prima”, ci sono anch’io. INSIEME A MOLTI ALTRI COLLEGHI REGIONALI. E lo voglio dire forte, perché non si pensi che io sostenga un “noi e loro”, esattamente come non sostengo alcun “prima noi”, da nessuna parte provenga. In Regione, insieme a coloro di cui accennavo prima, ci sono MOLTISSIMI colleghi seri, responsabili, coscienziosi, al servizio della nostra terra. Ma senza adeguati strumenti di valutazione, come si può distinguere gli uni dagli altri? Scusa lo sfogo di questa lettera, Guglielmo, che sono sicura che non sarà pubblicata e lo posso capire.Un cordiale saluto. Patrizia Marzo

17) 18.12.2008 - Inserito da piazzapinto17

Caro Guglielmo puoi pubblicare quali sono gli indicatori usati dai valutatori?

18) 19.12.2008 - Inserito da guglielmo.minervini

Cara Patrizia come vedi il tuo post è stato pubblicato. Perchè doveva essere altrimenti? L'analisi da te proposta ha molti elementi di "verità storica", aggiungerei i danni fatti da una politica del personale, fondata sul binomio discrezionale-clientelare, fatta in questi decenni, a disprezzo di qualsiasi razionalità organizzativa. Bene, su questa durissima incrostazione stiamo tentando un'azione di cambiamento silenziosa, profonda, organica, strutturale. Come ben sai, ogni volta che tocchiamo qualcosa si oppongono reazioni a non finire: dai concorsi alla valutazione, alla legge sulla trasparenza. Ma andiamo avanti. La valutazione, ad esempio, ora verrà estesa ma anche a tutto il personale, con una premialità individuale e progettuale. Vedi, Patrizia, mi sono convinto che il cambiamento dell'amministrazione pubblica è l'azione più ardita, difficile, "rognosa". Fino ad ora la politica non ci ha mai provato seriamente e il risultato è che il mezzogiorno si ritrova messo così male. Questa è la ragione per la quale abbiamo il dovere di andare fino in fondo. Anche se non sono moltissimi a comprendere che le cose che stiamo discutendo in questo dialogo sono quelle fondamentali. Una delle chiavi principali del futuro. Guglielmo


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