mercoledi 11 marzo 2009
I conti veri del federalismo



Carissimi, questa volta partiamo da una mail giunta qualche giorno fa, che vi allego. Luigi, pugliese in terra padana, lancia la proposta provocatoria di giocare all’attacco sul federalismo, stilando le carte della contabilità delle convenienze. Ad esempio – suggerisce - sull’energia e sulle frequenze cominciamo a valutare di chi sono i crediti e di chi i debiti. Chi, proprio col federalismo, ci rimette e chi può invece guadagnarci. Non è eccentrica la sua proposta. Anche Gianfranco Viesti nel suo ultimo Mezzogiorno a tradimento (Laterza) fa un articolato ragionamento abbastanza simile. Un solo dato, tra i tanti: le grandi aziende pubbliche (Anas, Ferrovie dello Stato, Enel) hanno investito nel decennio 1996-2006 una media di 4 miliardi all’anno nel sud e di 10 miliardi all’anno al centro-nord. Anche nei treni e sulle strade, insomma, la contabilità reale è inversa rispetto a quella che appare. Il discorso sul federalismo cambia colore non appena si cominciano a fare i conti correttamente. Credo che questa provocazione vada raccolta. “ Caro assessore regionale mi chiamo Luigi, infermiere pugliese emigrato a Milano. Trovo strano che gli esponenti politici del centrosinistra non sappiano cogliere tutte le contraddizioni della destra. Parliamo di federalismo cavallo di battaglia della lega e pdl, le persone poco sanno se si tratta di federalismo fiscale, per loro si tratta di federalismo e va bene così. Per far emergere le contraddizioni basterebbe aumentare la posta in gioco, esempio: va bene il federalismo fiscale ma bisogna chiedere anche quello energetico, ogni regione produca l'energia di cui ha bisogno con le fonti che ritiene più appropriate, aiutando quelle che ne producono di meno. Sarei proprio curioso di vedere qualche aspirante presidente regionale del centrodestra fare una campagna elettorale a favore del nucleare nella propria terra, il governo furbamente dice che a scegliere i siti dovranno essere dei tecnici, per lavarsene le mani, ma lo sviluppo di un territorio non è cosa da tecnici. Secondo punto le telecomunicazioni: in un Italia che si appresta a diventare federale anche le frequenze devono essere divise per macroregioni. Perché un imprenditore del nord può avere tre tv nazionali? Anche le frequenze delle tv commerciali vanno divise equamente tra nord centro e sud. Nell'opinione pubblica del nord avrebbe un forte impatto una richiesta del genere e farebbe emergere tutte le loro contraddizioni. Potrei continuare..... vivendo al nord sono diventato un esperto del pensiero padano. Luigi Di Cristo (Monza)” . Questo quanto ci dice Luigi. Ciascuno dica ora la sua sul blog. Io la penso così: il PD sia oggi più che mai indispensabile al nostro paese. A presto Guglielmo


Postato da Guglielmo Minervini in
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Commenti

1) 11.3.2009 - Inserito da bellelli.enrico

Credo che al Sud, più che federalismo fiscale e aggiustamenti a breve termine, serva una nuova politica economica nazionale fondata su investimenti mirati in infrastrutture, cultura e settori industriali strategici. Occorre privilegiare la spesa per investimenti e ricerca rispetto a quella assistenziale, prendendo le distanze dalle logiche del passato, in cui la spesa pubblica è stata spesso intesa come strumento di consenso immediato al di fuori della promozione dei fattori di sviluppo (si pensi, ad esempio, alla politica dei lavori socialmente utili, o ai fondi europei in Campania investiti in corsi di formazione per aspiranti veline). Ma al tempo stesso è arrivato il momento di riconoscere che il laissez-faire ha fallito, e che l'idea che i fallimenti dello Stato possano essere compensati da sparute iniziative dal basso e dalla società civile non supportate da un sistema-Paese adeguato ha rivelato tutta la propria inconsistenza in un territorio come il nostro Sud, dove in assenza di una borghesia industriale e di capitali privati autoctoni (salvo alcune eccezioni) l'uscita dall'arretratezza è stata possibile in fondo solo grazie a forme di intervento pubblico. Se si pensa ai numerosi ritardi che affliggono il Sud- da quello nella scolarizzazione a quello nei trasporti, a quello nella diffusione della banda larga che fa sì che per molti l'unica fonte d'informazione rimanga tuttora la televisione commerciale- si capisce bene che tutto ciò è imputabile solo in minima parte ai tradizionali bersagli della mentalità padana (Roma Ladrona, i dipendenti pubblici, il fisco-garrotta) e molto invece al venir meno dello Stato, che ha fatto venire nuovamente allo scoperto i nostri ritardi storici e debolezze strutturali. Per quanto politicamente difficile da proporre dopo decenni di propaganda forzaleghista, solo un nuovo patto nazionale fra Nord e Sud, e fra Stato e Mercato, può garantire uno sviluppo più autonomo ed equilibrato di tutto il Paese. L'Italia di oggi, sospesa fra spinte centrifughe sovranazionali e fuga nelle segmentazioni sociali e locali, appare troppo debole per risolvere i propri squilibri interni e troppo divisa per fronteggiare le sfide provenienti dall'Europa e dal mondo.

2) 15.3.2009 - Inserito da s.centonze

da Giornalettismo:
"la progressività del fisco prevista dall’art.53 deve servire a ridistribuire i soldi tra chi è più ricco e chi è più povero, come accade in tutti i paesi civili, USA inclusi (OBAMA docet, n.d.R.). Impostare la questione dicendo che i lombardi pagano le tasse per “mantenere” i calabresi o i campani, non è corretto: semplicemente, sono i “più ricchi” che pagano parte delle tasse anche per i “più poveri”, come dice l’art.53 della Costituzione. Il fatto che ci siano più ricchi in Lombardia che in Calabria produce l’effetto del “trasferimento territoriale”. Ma quello è l’effetto, non la causa. Altrimenti, estremizzando questa tesi, potremmo arrivare a dire che non è corretto che ci siano trasferimenti tra una provincia ricca (Venezia) ed una meno ricca (Rovigo) del Veneto, o tra comuni ricchi e poveri di una stessa regione."
Per questo la proposta di Franceschini di tassare in base all'alto reddito deve essere ancor più sostenuta e incentivata, per avere una società più equa e solidale, con meno conflitti sociali, meno assistenzialismo e clientelismo, la cui emancipazione costituisce sì la vera sfida per il Sud.

3) 19.5.2009 - Inserito da mike.dicarlo

A proposito di federalismo, verso il quale non ci siamo indignati abbastanza, quasi fossimo narcotizzati, copio e incollo un mio articolo: Vieste, 12 febbraio 2009 DAL GARGANO ALLARME SUD Non se ne parla! Quasi fosse il frutto di una nebulosa visione onirica e non la cruda, sprezzante, altezzosa realtà con la quale fare i conti; da meridionali, spesso rassegnati, quasi perduti in un’identità labile, spesso indecorosamente rinnegata. Non ci tocca! Il senso di abbandono e di isolamento ottenuto con il nostro stesso consenso non sfiora il cuore della nostra “solitudine” sociale, del nostro isolamento arcaico, e nemmeno l’anima degli antichi splendori culturali e storici di cui il nostro popolo è depositario e le nuove generazioni destinatarie mancate. Ci farà riflettere il sacrificio inutile del contadino borbonico, straziato ma fiero, che ai fianchi ripidi della montagna ha sottratto piccoli pezzi di terra, aspra e dura, per non consegnare la prole al distacco dal suolo natio? Leggendo “Il catasto Onciario 1753” *, documento economico fiscale fortemente voluto dall’illuminato (a questo punto) sovrano Carlo III di Borbone, la mente spaziando volutamente nei suoi infiniti e tortuosi labirinti, e scorrendo le immagini che dal Regno Borbonico passano per l’unità d’Italia, riesce a non più definire chiaramente cosa ci abbia guadagnato il Sud, giunto fin qui all’altare sacrificale del federalismo. Si, proprio il federalismo. Il federalismo per chi e in nome di chi? E la provocazione arriva finalmente dalle pagine del blog de L’Unità di Enrico Fierro e rimbalza dalla Sicilia alla Puglia, dalla Calabria alla Campania, da una provincia del Sud all’altra, dalla Terra di Otranto alla Terra del Lavoro, di paese in paese, seguendo un’onda che si increspa e diventa lunga e sempre più alta, quasi minacciosa. E ci sveglia dal lungo sonno, ci toglie le ultime illusioni, ci riporta alla realtà cruda, ci costringe alla critica, ci tocca nell’orgoglio ferito, ci sussurra senza giri di parole una verità troppo e a lungo temuta: una grande truffa, l’ennesima, un nuovo patto scellerato, inaccettabile, si sono perpetrati ai danni e contro il Sud. La colpevole sconfitta del centrosinistra, frutto della litigiosità interna e dell’immaturità culturale, mai del tutto consapevole dell’alto compito che il popolo del Sud aveva consegnato al governo Prodi, ha reso possibile il compromesso funesto dell’attuale governo con il leghismo. Un leghismo ormai preda del suo stesso antimeridionalismo sfrenato, del suo egoismo territoriale, del suo razzismo mal nascosto, della sua intolleranza ideologica, che per sfuggire alla crisi economica e per garantire le condizioni di unità chiede, e ottiene, un’Italia contro l’altra, un Nord a spese di un Sud, una “Padania” più efficiente e ricca, un Meridione più misero e abbandonato. Ed è così che nei prossimi anni il Sud, con un miliardo di euro di trasferimenti l’anno in meno (dati Svimez), ammainerà la bandiera bianca rispetto a qualsiasi ambizioso progetto di rinascita culturale, sociale ed economica. Ed è così che i servizi pubblici essenziali della scuola, della formazione, della sanità, dell’ordine pubblico, e le infrastrutture pubbliche, già in piena fase critica, stanno per subire un tracollo pauroso con probabile futura offerta da terzo mondo. Ed ecco che, dopo tutti i silenzi e le insensibilità, è giunta l’ora anche per il Gargano. L’ora di non sprofondare nel baratro. Non solo l’ora della rabbia impotente, della critica feroce, della rivendicazione assolutoria, della difesa “ad libitum”. Anche, e soprattutto, l’ora di analizzare seriamente le nostre debolezze: dal clientelismo al nepotismo, dalla corruzione alla cementificazione del territorio, dal cinismo delle imprese all’incapacità cronica di una classe politica mai all’altezza, dallo sviluppo distorto, casuale, caotico, disordinato alla criminalità invasiva. Il difficile tentativo di tracciare un solco nella direzione della rinascita è stato lanciato a Vico del Gargano il 9 gennaio dal mondo delle associazioni, del volontariato, della cultura. Un tentativo da cui dipende la nostra speranza di proiettare uno sviluppo sostenibile attraverso il recupero e la valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale materiale ed immateriale. Dobbiamo crederci! Per non perdere, anche e persino, la nostra credibilità. Michele Eugenio Di Carlo * Catasto Onciario 1753 di Federica Ragno, Società di Storia Patria per la Puglia – Sez. di Vieste.

4) 3.11.2009 - Inserito da n.mele

Anche io la penso così. Nicola Mele IDV Puglia

5) 3.11.2009 - Inserito da farmacianovielli

buona ed efficace l'idea di declinare nel concreto concetti che appartengono alla "politica". il federalismo visto attraverso la vita di tutti i giorni, e i bisogni primari finisce o col rendere più profondi i solchi e le differenze, limitando fortemente gli orizzonti, o in ultimo li colma nel momento in cui si apprezza il vero senso del vivere in comunità. il federalismo fiscale può comunque essere stimolo a migliorare il nostro rapporto con la cosa pubblica, ma non può essere strategico in una visione equlibrata di sviluppo sostenibile. vn.

6) 3.11.2009 - Inserito da g.timeo

E io invece vorrei commentare la scandalosa proposta delll'onorevole Franceschini di voler "tassare" del 2xcento i titolari di reddito superiore a 120.000 Euro! C'è chi dice che l'Onorevole si è spostato a sinistra! Ma quale sinistra! Si tratta semplicemente di chiedere l'elemosina a chi scandalosamente vive con reddito superiore a 10.000 Euro al mese...D'Alema direbbe che è immorale vivere in tanto benessere... pur facendo salve le "incredibili" capacità di chi "merita" tanti soldi, parlamentari compresi. Siamo seri! Si tratta, secondo me, di rivedere un pò tutto il il sistema bacato in cui siamo immersi, grazie a un capitalismo che per perpetuare lo sfruttamento delle risorse umane e materiali del pianeta,costringe soprattutto i più deboli e indifesi a una vita piena di insicurezza e angoscia. Giovanni Timeo.

7) 3.12.2009 - Inserito da g.timeo

e consentitemi di aggiungere che se l'onorevole Franceschini avesse proposto la tassazione dai 50.000 Euro in su, tutto sarebbe stato sicuramente più serio e condivisibile... Giovanni Timeo.

8) 3.12.2009 - Inserito da mariobosco2004

Secondo me il cosiddetto federalismo, di federalismo non ha assolutamente niente, perchè si federano stati indipendenti e non regioni già federate e quindi già unite in un'unico stato. In realtà si dovrebbe parlare di localismo o, come si diceva una volta, valorizzazione delle autonomie locali. Ma questo sarebbe troppo per i cosiddetti padani le cui caratteristiche mi sembrano l'ignoranza e la furbizia. Sull'ignoranza è inutile discutere, parliamo di furbizia. La Lega, che per la sua attenzione ai problemi concreti locali andrebbe imitata e non biasimata, sul cosiddetto federalismo propone esclusivamente di aumentare i "posti" di sottogoverno con la scusa del federalismo. Ma ve l'immaginate voi un'assemblea legislativa con tanto di parlamento, uffici legislativi, gabinetti etc. in una regione di poche centinaia di migliaia di persone? Senza pensare all'estreme regioni settendrionali, pensiamo alla Lucania o peggio al Molise. Un quasiasi Berluschino locale avrebbe un potere immenso potendo di fatto detenere sia il potere legislativo che quello esecutivo se non altro perchè si conoscono tutti e tutti sono parenti di tutti; senza pensare alla corruzione o alle "influenze" reciproche. Il Berlusconi grande propone di far votare solo i capigruppi. Tutti gridano alla lesa maestà legislativa. Ma scusate non è già così da diversi mesi? Siamo concreti una volta tanto. Figuratevi a livello locale, si farebbero votare solo i portaborse dei capigruppi! o gli autisti o.. La storia del federalismo, come la storia di Malpensa, come centinaia di altre storie servono alla Lega solo per dare "posti" a spese dello stato. Per far crollare il fantasma del federalismo non c'è da discutere di energia o di quant'altro, ma solo del debito pubblico. Come ce lo spartiamo questo bel gruzzoletto di milioni e miliardi di euro di debiti? certo perchè lo Stato, ridimensionato, non avrà più le entrate sufficienti per pagare gli interessi sul debito pregresso e su quello che regioni e stato centrale stanno allegramente continuando ad accumulare. Allora ci potremmo spartire il debito per testa o per ricchezza, o calcolando negli ultimi 150 anni chi ha avuto di più e chi di meno ed altre amenità similari. Ma perchè non ripristiniamo la tassa sul turismo: chiunque dal nord viene ad inquinare e respirare l'aria, e farsi il bagno al sud deve pagare le tasse per lo smaltimento... Via non siamo ridicoli. Il federalismo è solo una scusa per accaparrare posti e denaro e per parlare di balle invece che dei problemi reali. Inutile perdere tempo a parlarne, si fa il gioco di chi depista. Mario Bosco


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