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Commenti 1) 25.6.2009 - Inserito da s.centonze Riprendo spunti da Facebook Dunque. Se ho capito bene, al congresso si discute, ma il segretario lo si elegge dopo, per mezzo delle primarie (al cui voto, sempre se ho capito bene, sono ammessi tutti gli iscritti e solo gli iscritti). Supponiamo che il congresso sia un vero congresso. E cioè un luogo in cui ci si confronta non dico su documenti, tesi e mozioni (abbiamo capito che al PD piace cambiare il nome alle cose), ma comunque su progetti, linee, programmi. Domanda: questi progetti, linee e programmi o come si chiameranno vengono messi ai voti al congresso? 1) Se sì, ci sarà una linea prevalente, approvata dai delegati che, immagino, saranno stati a loro volta votati dai congressi di sezione, dei comuni, delle regioni. In questo caso, i delegati indicherebbero con il loro voto che cosa dev’essere e deve fare il PD, però non chi deve esserne segretario. Cosa curiosa. Perché a questo punto o le primarie sono una pura formalità propagandistica che ratifica le scelte del congresso scegliendo il candidato già vincente (come nel 2007) oppure sono primarie vere, libere di assicurare la maggioranza dei voti all’outsider che sostiene una linea diversa da quella uscita maggioritaria al congresso. Nel primo caso ci si chiede perché dovremmo sprecare tempo con le primarie, nel secondo perché dovremmo sprecare tempo con il congresso. 2) Poniamo invece che al congresso si discuta soltanto, e non si pongano ai voti né tesi né mozioni né progetti né programmi né altro. In questo caso, il congresso sarebbe una vetrina in cui i candidati alle primarie espongono, chiariscono e divulgano la propria linea e idea del PD. Ma allora mi domando: serve proprio fare il congresso? In questo caso, non sarebbe più conveniente svolgere solo le primarie ma autentiche, più o meno all’americana? E cioè spedire i candidati in giro per le regioni, con il loro bel documento in tasca, lasciare che si azzuffino per un ragionevole numero di mesi, che si trovino i finanziatori, si sbattano, ci raccontino quello che vogliono fare, ci convincano, e infine scegliere il sopravvissuto? (Perché queste sono le primarie: una battaglia in stile Highlander, che metta alla prova intelligenza e tempra dei candidati.) PS. Non è quest’ultima l’ipotesi che preferisco. Sono un reazionario: potendo scegliere, sceglierei un congresso in bianco e nero, fatto di documenti, tesi e mozioni, senza primarie, senza eufemismi e senza retorica del nuovo o ingenui appelli alla democrazia diretta. Ma l’ipotesi delle primarie autentiche (made in USA) la preferirei senz’altro al pasticcio che per ora sembra profilarsi. 2) 25.6.2009 - Inserito da patriziamarzo Mi sono persa … Scusami Guglielmo, ma ho perso la bussola. Avevo 21 anni quando è morto Berlinguer e avevo cominciato a far politica nel PCI da un paio di anni prima. L’atteggiamento era quello sentimentale e passionale che si ha a quella età, più che quello razional-programmatico che ci caratterizza tutti noi del centro-sinistra di oggi (quando non c’è quello calcolator-programmatico…). Avevo precisi e chiari gli ideali, le interpretazioni sulla mia esistenza e sulla società, i riferimenti del partito e dell’ideologia che esso rappresentava, le personalità politiche che erano il faro nelle nebbie e nelle insicurezze dei tempi di allora, le letture sulla Resistenza, sul comunismo e sul femminismo, la giusta dose di gratitudine verso i sacrifici dei nostri padri, la musica dei cantautori e quella popolare d’oltreoceano, i jeans sdruciti, i panini “poveri” ai cortei, le manifestazioni, gli scioperi e le rivendicazioni, le mazzate dai fascisti nella scuola, gli slogan … Mi pareva di avere una cassetta degli attrezzi ben fornita, con tanto di manuale per le istruzioni sul come fare a “salvare il mondo”, ad avere certezze, a proporre risposte … Oggi … non so com’è che mi ritrovo a scrivere proprio sul tuo blog di questo mio dolore ancora così opprimente, dopo i giorni di amarezza e di gelo che hanno seguito la mia sconfitta elettorale nel mio paese…. Ma come?! Prima tutti mi dicono che come assessore sono stata bravissima, tutti a sbattersi per farmi i complimenti, un sindaco che mi appoggia incondizionatamente, senza se e senza ma (e che stravince), una cittadina intera che mi ferma per strada e che mi assicura il voto, tutti con i sorrisi … e poi, il tonfo. Che è successo? L’analisi della mia sconfitta non interessa a nessuno e la risparmio volentieri. Ma c’è un nesso imponente che collega il tuo intervento alla mia storia. Ed è il Partito. Quel Partito, quello dei Democratici di Sinistra, che cinque anni fa mi propose e mi condusse alla vittoria e che mi “impose”, negli equilibri dell’amministrazione, come Assessore. Il Partito è mancato. Non c’è più. La prima ragione (prevalente) è che non ci sono più i DS e la mancata competizione fra questi e la “Margherita”, cosa che ha sortito l’affacciarsi alla gestione comunale di una serie di persone che con i partiti in generale non c’entrano assolutamente niente: voti presi esclusivamente per i forti legami familiari (familistici?) e per lo charme personale (!). Voti persi dal Partito. La seconda è che le cose stanno ancora peggio di come tu dici: non sono solo i partiti quelli che nascondono “sete di potere, arrivismo, clientele ed affari”, ma la cosiddetta “gente”! tutta o quasi tutta la comunità! … Sei stata capace, tu assessore che lavori ai trasporti, a “mettere i miei figli nelle ferrovie”? … Sei stata capace a farmi la modifica – illegale – davanti a casa mia? … Hai mai promesso, come fanno gli altri, che avresti dato il posto a mio figlio? … NO?! E che vuoi!… pure il voto?! Hai voluto fare una campagna elettorale pulita e rispettosa (non dico degli avversari …) ma dei tuoi stessi compagni di lista? … E mò arrangiati! Così si perde!... Anche se per cinque anni hai lavorato anche a casa, hai dato il sangue, hai fatto di tutto, dal consulente al politico, anche se tutti ti hanno detto, sempre, che sei stata il fiore all’occhiello di questa Amministrazione. L’Amministrazione non ha fatto niente per te, come è giusto che sia. Per te, tanto brava e capace, doveva muoversi il Partito. Quel Partito che non c’è più. E che non so come possa essere rimesso in piedi, perché non ci credo più. Non credo più nel Partito “gratuito, trasparente e animato da grandi ideali”, come dici tu. E se a livello nazionale non ti ascolteranno (voce che gridi nel deserto …!) se non penseranno ad affidare il centro sinistra a Nichi Vendola, l’unica personalità (fatte le debite eccezioni impossibili, come Veltroni e Prodi) che può contrastare lo strapotere e la strafottenza della destra di oggi, se ancora una volta riproporranno i franceschini e i bersani (con tutto il rispetto) che non trascinano, non affascinano, non motivano, io, non ti nascondo che non so cosa farò ad ottobre. Ti ho parlato col cuore in mano, come sempre, e non me ne frega niente delle conseguenze che queste mie riflessioni potranno avere sulla considerazione che ha per me il “partito”. Tanto non lo sento il mio Partito. Forse mi sono solo illusa che lo fosse. Con il solito affetto, Patrizia 3) 25.6.2009 - Inserito da domicalabrese è davvero necessario un cambiamento di pelle,di cultura e di uomini dentro ad ogni partito, gruppo, aggregazione. Per favorire il cambiamento rifletto su due questioni: 1) il rapporto eletti-elettori. Qual'è il mio rapporto (o quello che dovrebbe essere) con colui che ho contribuito a far eleggere? 2) la necessità di costituire una "piazza", un luogo dove possiamo incontrarci al di là degli schieramenti di parte. Urge un principio, "una lente purificante" che ci aiuti a pensare "il bene comune". 4) 25.6.2009 - Inserito da giusydemilato Caro Guglielmo, accolgo con piacere la tua, come al solito puntuale e ricca di spunti di riflessione e di scintille di ...proposte. La sinistra deve ripartire dal basso, da noi, persone che vibrano ancora di passione per il bene comune, di indignazione, di sussulti...per un' opinione pubblica che non c'è... Io in mezzo a tanta confusione-anche voluta dal potere berlusca!- vedo quei partiti che nuotano nel potere, intrallazzi...volano bassissimo...ma come un fiume carsico vedo pure- meno male- il sindaco di FI Renzi , che con dignità e libertà , dichiara le sue proposte con uno stile suo. A prescindere dal politichese dei vertici....Penso a Vendola, un mix riuscito...tra tensioni ideali e pragmatismo.....penso alla Serracchiane....ce ne sono in giro vanno cercati sostenuti....Ma ocorre che facciamo qualcosa per re-agire allo stato di occultamento della informazione!!!!!!!!!!!! Sono basita...della gente che beve l'informazione da Mediaset, Tg, Pota a porta..... un caro saluto giuseppina de Milato 5) 25.6.2009 - Inserito da favalearch Carissimo Guglielmo, io ho affrontato questa campagna elettorale con un grande impegno partecipativo: al mio paesello che, a parte la diemnsione "invernale" - 5.500 anime - dispone di 10 Km di costa jonica e dell'unico porto "vero" tra Gallipoli e Taranto, ho avuto la delusione di non vedere raggiunto l'obiettivo di una amministrazione democartica, che avevamo costruito, sotto forma di lista civica, con tutti i partiti del centro-sinistra, con la solo auto esclusione dei comunisti italinai, guidati da un dirigente locale della CGIL che fa votare regolarmente per il centro - destra ( resti tra noi). Ma il risultato vero, quello della partecipazione c'è stato e, proprio questa sera, tutto il gruppo che, a parte i"voti" propri del PD ( circa 600-700) dispone di altri 1000 voti, partecipa ad una riunione di anti-camera nella sede del PD. ... E ti avevo detto, in un'altra missiva, che sono da sempre socialista!!! Il rislutato partecipativo nostro, di Maruggio, e il buon risultato pugliese, mi , ci, hanno fatto superare i dubbi e vogliamo provare a sommare questa linfa vitale "paesana" con quella del PD - per quello che finora è stato - troppo poco - e per quello che vorrà essere - ci speriamo. Come vedi, anche le piccole sconfitte servono a fare riflettere, come tu ci proponi; adesso sono più che mai convinto che quanto sembrava impossibile 3, 4 mesi fa, oggi è possibile: riportare Nicki e voi tutti della squadra alla Regione Puglia tra 11 mesi. Diamoci questo come traguardo, corriamo, sì... di corsa, perchè il tempo è così poco. Io, il mio primo passetto l'ho fatto, amzi, sto per farlo questa sera. Speriamo solo che questo nuovo contenitore politico - il PD - sappia tenere il passo e le orecchie per ascolatre, paese per paese, le nuove istanze e il portato politoco di chi non è stato nè comunista, nè democristiano! Un abbraccio, un GRAZZZZZIE a te che ci dai sempre una dritta. E buon lavoro Salvatore Favale 6) 26.6.2009 - Inserito da guglielmo.minervini Care Patrizia, Domi, Giuseppina e caro Salvatore metterei per il momento in ordine così i pensieri. 1. La vecchia cassetta degli attrezzi non serve più perchè è cambiato il mondo. Se cambia il mondo devono cambiare anche gli attrezzi con cui interpretiamo e agiamo nel mondo. E, invece, gli attrezzi, ossia i pensieri e le parole, sono, per molti versi ancora gli stessi. 2. Il Pd ancora non esiste. Esiste un contenitore non esiste ancora un contenuto. E non esiste una comunità, o se preferisci una rete di persone, che agisce una comune prospettiva politica. Nella migliore delle ipotesi il PD è un insieme di persone ciascuna preoccupata del proprio personale destino politico. Ma una somma di destini personali non fa quell'avventura comune che ci ostiniamo a chiamare politica. Al PD manca una visione attorno alla quale generare una comunità. 3. Siamo al sud. Significa che non sempre, dalle nostre parti, buon governo significa consenso. Puoi fare le migliori riforme di questo mondo e prendere meno voti di un signor nessuno. Se non vuoi scendere sul terreno della clientela (ed il dominante), l'unica possibilità è che nell'agire il governo devi costruire relazioni con le persone. Soru ha perso non perchè non fosse un bravo presidente (era tra i migliori) ma perchè non ha costruito relazioni, non ha condiviso la visione. E gli è mancato il consenso. E' difficile, difficilissimo ma è l'unica strada che abbiamo. 4. Di cosa fare per reagire alla deriva del PD dobbiamo parlarne molto. Anche su questo blog. Ci ritorneremo. E' partita la dinamica congressuale in modo non esaltante: sembra più trainata dall'inerzia che dalla creatività. 5. Dobbiamo essere consapevoli che qui in Puglia stiamo vivendo un'esperienza di governo con un carattere fortemente sperimentale e innovativo. Un laboratorio che ha un valore anche per la politica: ecco un PD intelligente estrae dalle migliori esperienze di governo del territorio le energie migliori e, invece, nulla. 6. Siamo assolutamente pronti alla sfida del prossimo anno. Il passaggio elettorale appena compiuto ci dimostra che la sfida è nelle nostre mani. E che è possibile. A presto Guglielmo Scrivi Il blogcommento sarà pubblicato dopo la valutazione della redazione (solo per gli iscritti alla newsletter del sito www.guglielmominervini.it). Invia ad un amico (*) campi obbligatori |
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